Riformare il Copyright

prefazione

Questo post è nato dopo aver aderito alla campagna di Mozilla per cambiare il copyright e voleva essere una riflessione personale su quanto sia disadatto ai giorni nostri e su quanto quest’ultimo tolga alle persone e ai creatori. Dopo aver letto i validi articoli di Mozilla su Medium ho concluso che sviscerare tutte le problematiche connesse al copyright sarebbe stato difficile.

L’articolo, seguendo il principio del riutilizzo, è quindi diventato un mash-up/remix di ciò che ho letto.
Il post vuole comunque contribuire a creare un dibattito e quindi nella sezione “approfondimento” continuerò ad aggiungere i post più significativi che troverò sul tema o eventualmente verranno suggeriti nei commenti.

il copyright non va più bene, da un pezzo

Mozilla è una comunità di software libero nota sopratutto per aver creato il browser Firefox (del quale prima o poi scriverò qualcosa qui).

La nostra missione consiste nell’assicurarci che Internet rimanga una risorsa pubblica, aperta e accessibile a tutti. Un Internet in cui le persone possano essere protagoniste, in cui ciascuno di noi possa sentirsi artefice della propria esperienza online, sempre in controllo, sicuro e indipendente.

Dal sito di Mozilla

Mozilla Foundation

Mozilla ritiene che la legge dell’UE sul copyright sia datata e che sfavorisca l’innovazione su internet; per queste ragioni ha lanciato una petizione per cambiare la copyright law in Europa.
Ecco alcuni esempi che danno l’idea della legge europea:

  •  È illegale condividere un’immagine delle installazioni notturne di luci della torre Eiffel perché sono protette da copyright e i turisti non hanno il permesso esplicito dell’artista.

  • In alcune parti dell’UE creare un meme è tecnicamente illegale come è illegale fare remix o mashup per usi non commerciali. Non c’è una normativa come il fair use che copra tutta l’Unione.
  •   In alcuni paesi europei agli insegnanti non è consentito mostrare dei film e documentari o condividere materiali didattici in classe.

 

Le prime norme sul diritto di copia (copyright) nascono nel XVI secolo per regolamentare le opere stampate a seguito della diffusione delle prime macchine automatiche per la stampa. Nel 1662 passa in Inghilterra il Licencing of Press Act.
Il copyright è stato quindi pensato inizialmente in un’epoca e per delle cose profondamente diverse da quelle di oggi e poi è stato esteso a molte altre opere.

Mappa del mondo disegnata nel 1664

La legge sul copyright attuale è stata approvata nel 2001, molto prima che la maggior parte di noi avesse in mano uno smartphone. Le leggi dovrebbero essere adatte al presente, pronte al futuro e non ancorate al passato. Educare, parodiare, fotografare un panorama, remixare non dovrebbe essere fuorilegge. Una maggiore “apertura” e flessibilità favorisce lo scambio, l’innovazione e la creatività. Abbiamo bisogno di una legge che sappia ammettere queste eccezioni (in maniera simile al noto fair use americano per esempio).

Una parte chiave che rende internet fantastica è il principio dell’innovazione senza permesso – chiunque, ovunque, può creare e raggiungere un pubblico senza che nessuno si metta in mezzo. Ma questo principio è in pericolo: qualcuno vuole richiedere tasse e restrizioni sulle compagnie internet per cose come creare hyperlinks (linkare) o caricare contenuti. Altri inoltre chiedono nuove leggi che permettano il monitoraggio e filtraggio online. Questi cambiamenti creerebbero controllori e barriere per accedere alla rete e rischierebbero di minare internet come una piattaforma economica per la crescita e la libera espressione.

Eccezioni per il text and data mining sono limitate alle pubbliche istituzioni. Questo potrebbe bloccare start-up che cercano con l’utilizzo di dati online di costruire un business innovativo.
In più c’è il pericoloso “neighbouring right” – simile alle leggi accessorie sul copyright che abbiamo visto in Spagna e in Germania (che sono stati chiari fallimenti). Questa parte permetterebbe agli editori online il diritto d’autore “pubblicazioni di stampa” per un massimo di 20 anni, con effetto retroattivo. La formulazione vaga rende poco chiaro a chi e per chi, questo nuovo diritto esclusivo, sarebbe valido.

Infine un’altra disposizione poco chiara richiederebbe a qualsiasi servizio Internet che fornisce l’accesso a “grandi quantità” di opere agli utenti (per esempio facebook), di mediare accordi con i titolari dei diritti per l’uso e per la protezione delle loro opere. Ciò potrebbe includere l’uso di “tecnologie efficaci di riconoscimento dei contenuti”, le quali implicano monitoraggio universale e filtro stretto delle tecnologie che identificano e/o rimuovono il contenuto protetto da copyright.

Queste proposte, se adottate come sono, sarebbero un duro colpo per start-up europee, programmatori indipendenti, creatori, artisti e per la salute di internet come guida per la crescita economica e per l’innovazione. Non si tratta di giustificare il pirateggio o il plagio. I creatori devono essere trattati giustamente, inclusa un’appropriata remunerazione, per le loro opere e creazioni. Si tratta di migliorare il copyright per tutti, in modo che gli individui non siano scoraggiati dal creare e dall’innovare.

Come provare a cambiare le cose? Io ho firmato la petizione e ho scritto questo post per cercare, nel mio piccolissimo, di dare rilevanza al dibattito che chiede di ripensare il copyright.

facciamoci un selfie ribelle  😉

Mozilla chiede di inviare un selfie di protesta
Sembra ridicolo? Una legge datata vieta di farsi una foto di fronte alla torre Eiffel di notte o davanti alla statua della sirenetta di Copenaghen.
Certamente nessuno andrà in prigione per questi selfie sovversivi. Ma l’illegalità tecnica di questo atti sottolineano le gravi carenze della legge sul Copyright in vigore.

Inoltre più di 50 000 persone hanno già firmato la petizione e chiedono delle leggi moderne per il copyright che promuovano creatività, innovazione e opportunità. C’è bisogno di alzarsi in piedi per leggi migliori. Quando si firma la petizione o si scatta un selfie, si sostiene la creatività, l’innovazione e opportunità on-line — per tutti.

copyright_mozilla

approfondimenti

Spero che questa sezione dell’articolo si ampli molto grazie ad articoli, libri, video, trasmissioni audio che potete suggerire nei commenti. Pubblicherò anche degli articoli di aggiornamento ma non garantisco di essere costante: non essendo un giornalista capita che sfuggano spesso notizie.

Il primo articolo che consiglio è un post che riflette sull’obsolescenza del copyright portando il caso specifico delle fotografie ma che ben si adatta a molti altri esempi. La discussione va avanti poi con un centinaio di commenti (ammetto di non averli letti tutti) della vivace comunità di lettori del blog Fotocrazia.
Clicca qui

Il secondo è sempre dell’autore di qui sopra e parla della libertà di panorama che stava per essere messa in pericolo da un emendamento. Alla fine ha prevalso il buon senso ed è stata ascoltata la voce dei 555.227 sottoscrittori alla petizione che si opponeva. Qui l’articolo.

Qui invece metto una vecchia intervista a Wu Ming 1 (uno degli autori di Q, Manituana ecc.). Qui invece una sua nota su copyleft, fair use e circolazione delle opere.

Questo articolo di Repubblica spiega bene il problema dei diritti nei nuovi prodotti culturali digitali. Metto un piccolo estratto per incuriosirvi: “n verità, sarebbe scritto nei vari contratti di servizio: “Il prodotto non è venduto, ma dato in licenza”, per citare quelli del Kindle o di iTunes. Solo che pochi leggono quelle paginate in legalese. E il bottone “acquista” pare messo lì ad arte per confondere. […] chiesto agli utenti cosa avrebbero potuto fare dei loro acquisti. Nel caso dei libri, il 12% ha risposto che si potevano rivendere, il 26 lasciare in eredità, la metà prestare, l’86% che erano di sua proprietà. Sbagliato, in tutti i casi. E il possesso non è neppure eterno: nel 2009 Amazon ha cancellato un’edizione di 1984 di Orwell dai lettori di chi l’aveva “comprato”. [corsivo e grassetto miei]”

Valigia Blu scrive della condanna di Pirate Bay da parte della corte europea. Nella newsletter sintetizzano l’articolo dicendo del motivo della condanna  “perché facilita l’accesso a contenuti illeciti ai suoi utenti, con la consapevolezza e l’intento di consentire la diffusione di file piratati. Nella sentenza, la Corte ha sottolineato il fatto che i gestori del sito mettono a disposizione degli utenti un motore di ricerca, una classificazione dei contenuti, ottenendo un guadagno tramite la pubblicità. Si tratta di caratteristiche che in teoria presentano anche altre piattaforme online, come YouTube o Facebook.” e aggiungono: “Dopo anni di allarmi dell’industria del copyright, che ha sostenuto che Internet è il regno della “copia selvaggia”, adesso scopriamo che con le norme attuali è possibile condannare un sito che pirata contenuti. Forse, allora, non occorrono nuove leggi.”

Sempre l’ottimo Valigia Blu fa il punto della situazione il 9 giugno 2017 sulla riforma del copyright.

[fonti]

Annunci

Un pensiero riguardo “Riformare il Copyright”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...